ago 22

Mario galli, Vice Presidente della provincia di Modena (IDV) e Presidente del Circolo del BuonSenso, parla dell’attuale crisi politica.

Prima parte

Seconda parte

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ago 11

Riportiamo di seguito il “Primopiano” di Famiglia Cristiana. Il Circolo del BuonSenso ritiene che l’analisi fatta dalla testata cattolica sia un perfetto specchio della attuale politica e della società.

Un Paese senza leader
“Primopiano” del n. 33 di Famiglia Cristiana, in edicola dall’11 agosto.

Politici che litigano su tutto. E la gente, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata.

Ha sollevato una grande bagarre la recente denuncia della Chiesa circa l’assenza in Italia di una classe dirigente all’altezza della situazione. In una stagione densa di sfide e problemi, essa lamenta un vuoto di leadership. In tutti i settori. La politica, anzitutto, non svolge la funzione che dovrebbe competerle. Ma analoghe carenze si riscontrano nel mondo imprenditoriale, nella comunicazione e nella cultura. Persino nella società civile e nell’associazionismo.

Mancano persone capaci di offrire alla nazione obiettivi condivisi. E condivisibili. Non esistono programmi di medio e lungo termine. Non emerge un’idea di bene comune, che permetta di superare divisioni e interessi di parte. Se non personali. Si propone un federalismo che sa di secessione. Senz’anima e solidarietà. Un Paese maturo, che deve mirare allo sviluppo e alla pacifica convivenza dei cittadini, non può continuare con uomini che hanno scelto la politica per “sistemare” sé stessi e le proprie “pendenze”. Siamo lontani dall’idea di Paolo VI, che concepiva la politica «come una forma di carità verso la comunità», capace di aiutare tutti a crescere.

L’opinione pubblica, sebbene narcotizzata dalle Tv, è disgustata dallo spettacolo poco edificante che, quasi ogni giorno, ci viene offerto da una classe politica che litiga su tutto. Lontana dalla gente e impotente a risolvere i gravi problemi del Paese. La richiesta della Chiesa di “uomini nuovi” trova ampi consensi tra la gente. Anche se non sono mancate critiche, da chi si sente nel mirino della denuncia. C’è chi ha parlato di mancanza di gratitudine, per il sostegno che una parte politica dà ai “valori irrinunciabili” e alle opere della religione. Soprattutto in un Paese difficile da governare. E refrattario a qualsiasi riforma di grande respiro.

Tra le reazioni più forti, c’è chi s’è chiesto da che pulpito venga la predica. Perché mai la Chiesa si chiama fuori dalle responsabilità? Non fa parte, essa stessa, della classe dirigente del Paese? E perché non guarda alle carenze di quel mondo cattolico fortemente intrecciato nelle vicende nazionali? Accuse solo in parte giustificate. Nel richiamare al senso del bene comune quanti occupano posti di alta responsabilità, la Chiesa è cosciente che anche il mondo cattolico deve fare la sua parte. E assumersi di più i ruoli che contano.

Da tempo, Papa e vescovi hanno lanciato l’appello: «Giovani politici cattolici cercansi». Per invitare i credenti più impegnati a misurarsi con il destino della nazione. In ruoli di grande responsabilità pubblica, così come sono ben presenti nel volontariato e nell’associativismo. Sono molte le figure autorevoli nella comunità ecclesiale. Tanto più queste cresceranno, tanto più se ne gioverà l’intero Paese. Ma la Chiesa è anche chiamata a valutare quanto, di fatto, i propri quadri più alti rappresentino dei punti di riferimento etico e spirituale per tutta la nazione.

Fonte Famiglia Cristiana

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lug 20

Per quasi un decennio la cosca degli Arena ha riciclato e investito miliardi sporchi tra l’Emilia e il Canton Ticino grazie a una cricca di colletti bianchi con coperture persino nella magistratura svizzera. Un sistema che si pensava così intoccabile da non esitare a rompere la strategia del silenzio, facendo saltare in aria con una bomba l’Agenzia delle Entrate di Sassuolo, per poi continuare a mafiare come nulla fosse. La potente ‘ndrina di Isola di Capo Rizzuto, nota per aver organizzato i brogli elettorali in favore dell’ex senatore Pdl Nicola Di Girolamo, aveva una colonia insospettabile nella motor valley. Società di informatica, titolari giovani e incensurati, Ferrari in garage, banche amiche. I figli del boss Francesco Gentile erano i supervisori dei re Mida del riciclaggio: l’imprenditore crotonese Paolo Pelaggi, titolare della Point One spa di Maranello, e il commercialista di Lugano Sergio Pezzatti, direttore della società delle Isole Vergini dedita alla moltiplicazione dei fondi neri.

L’inchiesta dei pm Valter Giovannini e Marco Mescolini della Dda di Bologna ha portato a sette arresti e 25 indagati a vario titolo di reimpiego di proventi illeciti con la finalità di favorire la cosca Arena, bancarotta, false fatture e maxi-frodi all’erario, a banche estere, società di factoring e persino ai danni di Sky tramite vendite abusive di decoder. Pelaggi è accusato anche dell’attentato del 26 luglio 2006 all’Agenzia delle Entrate, rea di aver disposto un accertamento su 700 mila euro di credito d’Iva della Point che poi risulterà aver evaso il fisco per 94 milioni di euro in tre anni. Un’intimidazione senza precedenti che ha tolto il sonno alla capitale mondiale della ceramica: uffici pubblici sventrati nella notte da un chilo di pentrite, cinque volte più potente del tritolo, e una raccomandata l’indomani al direttore per dirsi dispiaciuto e a disposizione “se servono macchinari”.

Mentre il Ris riesce a isolare tracce nell’auto del crotonese, carabinieri di Modena e Gico della Finanza ricostruiscono il vortice circolare di operazioni inesistenti (soprattutto compravendite di materiale informatico) tra società controllate da Pelaggi e complici, che permetteva di maturare credito d’Iva per non pagare le tasse (coi passaggi all’estero) e di ottenere maxi-prestiti fino al crac pilotato. Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Vincenzo Marino e Salvatore Angelo Cortese rese all’Antimafia di Catanzaro confermano gli investimenti della ‘ndrangheta, anche di proventi delle estorsioni. In particolare Francesco Gentile, che prima di venire arrestato nel 2007 partecipò con Giuseppe Arena alla festa di inaugurazione della nuova sede a Maranello, e poi i figli Tommaso e Fiore si occupano di rendicontare alla cosca madre. “Ci hanno messo i soldi in questa ditta, perchè è roba a livello grosso, bidoni da un milione di euro” racconta Cortese, che come referente a Reggio Emilia dei Dragone e poi dei Grande Aracri di Cutro (alleati dell’altra famiglia isolitana, i Nicoscia, contro gli Arena nella sanguinosa faida ora interrotta in nome degli interessi comuni in Lombardia ed Emilia) ha avuto contatti coi fratelli Gentile raggiunti ora da custodia cautelare: intervenne anche per fare da paciere con un affiliato preso di mira per un ammanco di denaro. Tra i beni sequestrati per 8 milioni di euro ci sono 7 società, 10 partecipazioni azionarie, 22 polizze e 43 conti bancari.

Pelaggi aveva ottimi rapporti con diversi istituti di credito modenesi e non: plurime telefonate col direttore della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza Giovanni Braglia vertevano, scrive il Gip, “sui vari passaggi di denaro da un conto all’altro per assicurare le rispettive provviste ed evitare che le operazioni eseguite potessero dare adito a sospetti”. Il fulcro del sistema era Mt Trading, società con deposito in Austria (da e per circolavano i camion carichi di fatture) e sede alle Isole Vergini inglesi gestita dal commercialista ticinese Sergio Pezzatti, ex dirigente della filiale di Montecarlo dell’Ubs e del Lugano Calcio. L’Fbi lo ha catturato all’aeroporto Jfk di New York mentre stava per fare rientro in territorio elvetico, dove avrebbe incassato il diniego all’estradizione. Godeva di coperture ad alto livello, se dal suo studio riceveva soffiate su ispezioni fiscali e richieste di rogatorie: “Ho un amico giudice – spiega a Pelaggi in una telefonata intercettata – mi ha detto che c’è una società che amministro io con richiesta di assistenza giudiziaria con l’Italia… Il problema è che se andiamo in causa loro vengono a sapere che la Point One e la Mt sono gli stessi proprietari. L’unica soluzione è quella di liquidare la società prima”.

Il crotonese non è preoccupato dei creditori, “e digli di venirli a chiedere, si accodano”, né di un’eventuale reazione della società civile dopo l’attentato di pochi mesi prima (seguito da un’altra bomba di ignoti che devasta l’Edilmon di Maranello), bensì per le critiche dei padrini a Isola: il giovane capobastone Fabrizio Arena ed il suocero Franco Pugliese, gli stessi che ritroviamo nell’inchiesta del procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo sul riciclaggio di Telecom, Sparkle e Fastweb, collegati al faccendiere Mokbel e autori dei brogli per far eleggere il senatore Pdl Nicola Di Girolamo, poi costretto alle dimissioni. Il ritardo nei versamenti alla cosca-madre, tre anni fa, aveva indisposto Arena e Pugliese, convinti che fosse stato Pelaggi a impossessarsi del denaro. Ma tutto, con l’intervento dei Gentile, s’era ricomposto. Il crotonese che “fa guadagnara na varca e dinari” ha potuto continuare a creare società assieme a Pezzatti, stavolta puntate sui mercati del sud est asiatico, fino al giorno degli arresti.

Articolo di Stefano Santachiara

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lug 02

Una serata in cui il tempo sembra essersi fermato e l’atmosfera pare uscita da un film di Fellini.
Il trofeo Oca Bigia “Lambruschi del Secchia” è questo e molto di più. Una manifestazione a cui partecipano piccoli produttori di vino della zona del fiume Secchia a Soliera (MO).
Le mani e i volti di questi produttori hanno i solchi della fatica, del sole estivo, della campagna, della terra ma anche della tradizione, delle cose semplici, del sapere ma sopratutto dell’amore per un mestiere pagato a caro prezzo.
Questi sono i contadini dell’Emilia, di Modena.
Ogni anno una sfida per fare un vino più buono di quello del confinante, ogni anno tante lotte contro nemici che non si possono sconfiggere, una guerra combattuta senza armi ma con tanta determinazione.
Fare il vino non è cosa semplice ma una cinquantina di piccoli produttori, racchiusi nel raggio di circa 50 kmq, hanno saputo valorizzare il loro terroire e ad ottenere un ottimo prodotto; lambrusco con uve sorbara.
Mercoledì 30 giugno una giuria composta da 4 assaggiatori ONAV più il delegato Sergio Scarvaci, ha valutato 20 vini riuscendo a trovare in ognuno di essi caratteristiche olfattive ed organolettiche perfettamente in linea con la disciplinare del Lambrusco di Sorbara: colore rosso rubino, spuma compatta con un perlage di media lunghezza; odore che ricorda quello della viola, fragola, ciliegia e un sapore dai toni freschi – acidi – sapidi e armonici. Un ottimo risultato per vini dal carattere familiare, nati per essere bevuti su una tavola apparecchiata con una tovaglia a quadretti rossi e bianchi e a volte per essere regalati o usati come merce di scambio con gli amici.
Una iniziativa che da diversi anni a questa parte ottiene sempre una grande partecipazione da parte di questi produttori che vengono per mettersi in gioco e per far assaggiare il proprio vino agli amici.
Un evento organizzato dall’Agriturismo Oca Bigia di Soliera che cerca così di valorizzare e tenere viva questa cultura popolare che sta pian piano scomparendo.
Negli occhi di queste persone si nasconde infatti l’amarezza per non aver nessuno a cui donare la propria arte, nessuno a cui trasmettere quella esperienza che a loro volta gli era stata lasciata dai propri genitori e così via.
Il premio più ambito però non è la coppa ma il fatto di poter sfottere l’amico produttore per un anno intero, in attesa della prossima vinificazione, del prossimo imbottigliamento, della prossima edizione di “Lambruschi del Secchia”.

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giu 21

Una importante esposizione antologica di opere di Alfonso Borghi dal titolo “La giostra della vita”, tutte facenti parte di una stessa collezione privata, inaugurata sabato 29 maggio alle ore 18.00 con la presenza di Vittorio Sgarbi.

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mag 26

« Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni. »

(Enzo Biagi, Era ieri)

Negli anni passati era così che i politici facevano affari, facendo poi rientrare il denaro come finanziamento per i partiti.
Molti caddero nelle inchieste del Pool di Milano, partiti storici come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il PSDI, il PLI, il PRI sparirono o furono fortemente ridimensionati.

I pm venivano accusati di muoversi dietro un preciso disegno politico, come oggi, mentre il parlamento cercava di far passare una legge denominata “colpo di spugna” che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti. Il decreto, che recepiva un testo già discusso e approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, conteneva un controverso articolo che dava alla legge un valore retroattivo, e che quindi avrebbe compreso anche gli inquisiti di Mani Pulite.
L’opinione pubblica e i giornali gridarono allo scandalo e il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per la prima volta nella storia repubblicana rifiutò di firmare un decreto-legge, ritenendolo incostituzionale.

Come poi andarono le cose è storia, ma quello che oggi ci domandiamo è: cos’è cambiato da allora?

Il 2010 sta facendo emergere un sottobosco di rovi e spine collegati da un intreccio di favoritismi, strette di mano, pacche sulla spalla, occhiolini e silenzi assensi.
Spariscono le bustarelle e compaiono altre situazioni, non più soldi brevi manu ma semplici cadeau.
Insomma, cambia la forma ma rimane la sostanza.

Come allora, oggi i partiti cercano la salvezza ingaggiando franchi tiratori e mettendo le mani avanti.
Ora tutti vogliono avere informazioni, vogliono sapere cosa è successo, tutti additano gli eventuali colpevoli e magicamente sono passati dalla parte dei pm. Gli stessi pm contro cui il Pdl ha portato gli italiani in piazza qualche mese fa.

L’ex ministro Scajola, scoperto ad essersi fatto pagare la casa da Anemone (che così beneficiava di appalti), si è dimesso. Un gesto responsabile e corretto. Rimane una domanda: ma se questa storia non fosse venuta fuori?
Il problema è proprio questo. Finchè i politici non vengono “beccati con le mani nella marmellata” non rinunciano ai loro privilegi, ai loro ammiccamenti ai loro interessi privati; non dimentichiamoci che il politico dovrebbe fare gli interessi della comunità e non del singolo, che nel 99% delle volte è lui stesso.

Mettendo da parte per un attimo il moralismo possiamo dire con certezza che le forme di compiacimento, più o meno pesanti, vengono utilizzate ogni giorno da commerciali, venditori, aziende, fornitori etc… Dalla cena al ristorante, al viaggio, alle vacanze pagate, al regalo di Natale, al portatile nuovo ultimo modello fino ad arrivare alla prostituta.

Fondamentalmente la differenza fra le due cose sta nel fatto che i politici utilizzino le tasse degli italiani per ingrassare loro e i loro amici mentre il privato ingrassa se stesso.
Certo entrambe le situazioni sono disdicevoli, ma dovendo mettere le due cose su una bilancia, gli italiani puntano ad una politica pulita che amministri bene i loro soldi.
Dobbiamo ammettere comunque che il divario fra pubblico e privato si sta assottigliando sempre di più, ormai non distinguiamo le due cose.
Ad esempio. L’acqua, ultimo baluardo di un prezioso bene pubblico, sta per essere privatizzata.
Tutto intorno a noi sta per essere privatizzato al grido di una maggiore qualità. Ma siamo sicuri di questo? E il costo, aumenterà o diminuirà? Insomma gli italiani continuano a bersela. Le informazioni arrivano frammentate o colorite da comodi sinonimi abbindolanti.
“Non sono mazzette ma finanziamenti ricevuti da privati facoltosi che credono nel progetto del nostro partito”, “Non mi sono fatto pagare la casa, è stata pagata a mia insaputa da qualcuno che non conosco” eccetera, eccetera, eccetera.

Appaltopoli è questo, il più primordiale dei nostri istinti: “Io do una cosa a te se tu ne dai una a me”.
In questo tremendo giochino chi ci perde due volte è sempre il cittadino; facciamo un veloce esempio: il costruttore si presenta dal politico di turno per cercare di prendere un lavoro, la costruzione di un palazzo. Diciamo che la realizzazione di questo progetto costa 10 milioni di euro. Il politico fa capire che il lavoro potrebbe essere suo se ci fosse qualcosa in cambio; ad esempio una bella casa che gli piace tanto, in riva al mare ad un prezzo vantaggioso. A questo punto il costruttore gli propone una casa che rispecchia le sue richieste del valore di 2 milioni ad 1 milione di euro per 200 mila euro. Gli 800 mila euro rimanenti dove credete che li prenda il costruttore? Dal progetto del palazzo che a consuntivo non sarà più di 10 milioni ma di 10 milioni e 800 oppure 11 milioni oppure 12 milioni etc..Una volta instaurata l’amicizia fra i due difficilmente ci saranno contestazioni di prezzo.

La stessa cosa accade con le donne, con i regali e tutto il resto. Una volta passata questa linea (di non ritorno) si entra in un mondo a parte. Si avrà sulla coscienza il peso del ricatto, della corruzione e dell’illegalità.

Questo a parer mio, è il mondo di Appaltopoli.

Ora ci tocca stare alla finestra e capire quanto Appaltopoli sia inserita nelle istituzioni.

Articolo di Emilio Mori con la supervisione di Marco Della Casa

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mag 24

Intervista a Sergio Scarvaci, delegato O.N.A.V. di Modena.

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apr 29

FINI si differenziava animatamente e poi si fuse con Berlusconi .
Oggi si differenzia nei metodi e sui contenuti della politica del PDL ma poi ?
Cosa spinge Fini ad assumere la posizione attuale ?
Immaginiamo di andare adesso alle elezioni ; Fini e Berlusconi prenderebbero molti più voti perché divisi galvanizzerebbero l’attenzione dell’opinione pubblica rappresentando posizioni differenti ma sempre all’interno del centrodestra; quindi io vedo in questo una sorta di possibile inganno mediatico che rischia di danneggiare la vera alternativa . Inganno non determinato necessariamente da loro, ma di fatto c’è un elemento nuovo nella politica italiana : sparisce l’opposizione, nel senso che sembra che nel PDL oggi vivano contemporaneamente sia la maggioranza che l’opposizione ( anche se non è così in realtà ) .

Quando non si conoscono le cause bisogna giudicare gli effetti, ( od evangelicamente “ l’albero si riconosce dai frutti “ ) ed allora gli effetti ( frutti ) che abbiamo oggi sono questi :
il centro non decolla ; la sinistra è una palude ; Bersani in posizione marginale con contraddizioni interne irrisolte; si espone questo nucleo centrale Berlusconi – Fini su cui ruota la discussione politica, ed ecco perché ha polarizzato la politica. C’è un elemento da cui bisogna partire ; l’unica invenzione dopo la 1° repubblica, piaccia o no , sono Berlusconi , Bossi, ( che in un modo particolare, con contraddizioni , con eccessi hanno rifondato la politica con l’antipolitica ) da un altro lato Fini ( molto più strutturato politicamente , molto attento al galateo istituzionale ) e Di Pietro ( vero antagonista del potere subliminale di Berlusconi e polo di attrazione per chi vuole fare opposizione ) .

Quale ruolo politico può e deve giocare l’Italia dei Valori in questo contesto ?

Il tempo delle promesse è finito . Le contraddizioni vanno fatte emergere
Berlusconi va messo in condizioni di dover rispondere delle promesse fatte e non mantenute , Bossi e la Lega vanno sbugiardati circa l’attuazione di un federalismo sempre promesso e mai attuato , anzi contraddetto nei provvedimenti adottati fin qui dal governo nei confronti degli enti locali veri front-office del federalismo sul territorio.

Le nostre proposte vanno attualizzate; la politica deve adeguarsi ai tempi dell’economia che oggi più che mai richiede attenzione ed immediatezza .
Va riconsiderata la nostra collocazione nell’ambito del centro sinistra come opportunità di collegamento con le forze produttive e veramente liberaldemocratiche .
Il c.d terzo polo oggi stenta ad affermarsi, ma potrebbe diventare una utile occasione per non mancare all’appuntamento di caratterizzare il nostro partito quale partecipe della costruzione del vero PARTITO LIBERALDEMOCRATICO che sappia raccogliere l’esigenza di concretezza e dinamismo che viene dalla società civile non rappresentata compiutamente nelle forze politiche .
I valori che rappresentiamo ,il fiuto del nostro Presidente Di Pietro, la nostra capacità di mobilitazione, sono qualità preziose da spendere nell’attualità .

Articolo di Mario Galli

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apr 07

La Lega Nord nasce come partito per “l’indipendenza della Padania”, obiettivo che ancora oggi vive in tutte le manifestazioni, i comizi e sul sito.
Nata nel 1989 da un’idea di Umberto Bossi, la Lega Nord si è sempre contraddistinta per la sua battaglia contro i meridionali e contro gli extracomunitari ma soprattutto per la richiesta dell’Indipendenza della Padania.
Attualmente i loro principali obiettivi, oltre all’indipendenza (che non viene mai espressa sulle tv nazionali ma che viene urlata a gran voce nei comizi), sono il federalismo fiscale e la devoluzione.

Il Federalismo Fiscale, malgrado sia stato già bocciato dagli italiani durante il referendum del 2006, significa instaurare una proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale del paese (i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni) e le imposte effettivamente utilizzate dall’area stessa. La devolution invece è il passaggio di poteri dallo Stato alle Regioni su materie tipo scuola o sanità.

Dopo essersi alleata con Forza Italia nel 1994 (governo durato pochi mesi proprio a causa del ribaltone della Lega) ed aver fatto parte subito dopo del governo tecnico con il PDS e il PPI, intraprende un solitario cammino politico.
Inizierà una guerra contro i poteri che gli farà guadagnare voti. Grazie al grido di “Roma Ladrona”, “Padania Libera”, “via i terroni dalla Padania” e “Berlusconi mafioso” riesce a colpire allo stomaco migliaia di persone durante ogni comizio.
Lavorando sulle manipolazioni psicologiche degli individui e sulle loro paure, forma uno zoccolo duro di votanti che gli permetterà di espandersi a macchia d’olio.
Fra il 1999 e il 2003 la Lega subisce un forte calo, un po’ a causa delle alleanze e un po per la brutta malattia del suo leader: un grave ictus celebrale che costringerà Umberto Bossi ad una lunga degenza ospedaliera.
Il boom però e vicino e si sviluppa dopo le elezioni regionali del 2004 e dopo le elezioni europee del 2005; boom dovuto anche al fatto di essersi tornata ad alleare con il partito di Silvio Berlusconi

Dopo aver stretto le alleanze con un partito più “nazional-popolare” come la “Casa delle Libertà” di Silvio Berlusconi, la Lega Nord abbandona la sua guerra ai meridionali (che ormai non fa più notizia) per dedicarsi a quella contro gli extracomunitari.

Grazie a queste alleanze e grazie alle campagne tv e giornalistiche degli ultimi anni, in cui spadroneggia la cronaca a sfavore dei cittadini stranieri, la Lega Nord riesce a cavalcare le paure della gente manipolando i loro sentimenti, chiedendo nuove riforme e leggi più severe.

In Italia il 54% della popolazione non legge libri e solo il 50% legge almeno un quotidiano, mentre il 98% guarda la tv. Conoscendo questi dati ed avendo stretto un’alleanza con il più importante imprenditore televisivo d’Italia, la Lega Nord attua una campagna di demonizzazione direttamente dove il nervo degli italiani è più scoperto: meno extracomunitari = più sicurezza.

Per farvi capire questo passaggio vi invito a chiedervi che fine hanno fatto alcuni cavalli di battaglia della Lega Nord, punto che vi farà percepire cosa significa essere manipolati.

- I rumeni che qualche estate fa comparivano sui giornali tutti i giorni, che fine hanno fatto?
- Gli sbarchi degli extracomunitari a Lampedusa che tanto venivano sbandierati durante il governo Prodi, che fine hanno fatto?
- Gli Islamici che volevano togliere il crocefisso?
- Ricordate la campagna di tutto il centro destra contro Prodi che alzava le tasse e metteva in ginocchio l’Italia? Che fine hanno fatto quelle tasse? Sono state abbassate?
- La battaglia contro l’euro, la moneta che avrebbe rovinato l’Italia. Alla luce del fatto che l’euro ci sta aiutando a superare la crisi, che fine ha fatto quella campagna?

Questo ultimo punto vuole dimostrare quanto le nostre menti irrazionali siano condizionate da chi urla di più. Ormai la televisione ci dice cosa fare, cosa dire, quando dirla etc..
Durante l’ultima manifestazione del PDL, in piazza San Giovanni, un signore intervistato da una giornalista alla domanda:”Contro cosa manifesta” lui risponde: “Contro la giustizia”.
Il suo cervello televisizzato, bombardato tutti i giorni da milioni di frasi di Silvio Berlusconi, al momento in cui dovrebbe dire qualcosa di suo, non ci riesce e dice quello che più gli è rimasto impresso nel suo sub conscio. Nella sua mente la TV ha un effetto molto simile all’ipnosi.

L’aumento di consensi per la Lega Nord, però, non accenna a diminuire: alle europee 2009 è un dilagare in tutto il nord, ma è nelle elezioni regionali del 2010, appena conclusesi, che la Lega guadagna punti veramente importanti tanto da superare il PDL stesso in numerose regioni del nord guadagnando terreno a discapito di Silvio Berlusconi, in discesa di circa 10 punti percentuali.

Dove però la Lega pare raccogliere il maggior numero di consensi, è tra i giovanissimi.
Gran parte dei ragazzi compresi tra i 18 ed i 25 anni, infatti, non seguono la politica, non si informano, non leggono, ma votano a prescindere per la Lega (in molti casi, anche in famiglie che storicamente hanno sempre dato il voto al centro-sinistra), senza conoscere in dettaglio le politiche ed i programmi politici di questo partito, ma semplicemente aizzati dai titoli dei giornali e dei TG.
Proprio questo grande risalto della cronaca riguardante cittadini stranieri, ha occupato (soprattutto durante il governo Prodi) molto più spazio di quanto non fosse effettivamente necessario con aumenti dei passaggi di queste notizie dal 10,4 % registrato nel 2003, al 23,7 registrato tra il 2006 ed il 2007, questo nonostante il numero dei reati commessi in Italia, non fosse poi variato in modo significativo in quei due anni.
I media hanno giocato molto su questo, creando nell’immaginario collettivo l’equazione immigrato = terrorista, parlando raramente di casi come quello del povero bosniaco Dragan Cigan di 31 anni, annegato nel luglio 2007 in quel di Jesolo, dopo aver salvato due ragazzini da morte certa e senza nemmeno ricevere i ringraziamenti dei genitori (allontanatisi dal luogo dell’incidente, quando le ricerche del corpo di Cigan erano ancora in corso), o dando poco risalto ai casi di schiavitù da parte di agricoltori italiani, ai danni di clandestini arrivati nel nostro paese.
In questa realtà ricreata dai media, è facile capire come la Lega riesca a trovare il proprio habitat naturale, un bacino di consensi in costante aumento che fa spesso presa sull’emozione suscitata nell’immaginario collettivo da fatti di cronaca (comunque reali).
Rimane però da capire, alla fine del ciclo, cosa rimane effettivamente sul tavolo: di tutti i proclami sbandierati dalla Lega, dalle riforme sempre richieste a gran voce dal carismatico leader Umberto Bossi, rimangono a conti fatti solo leggi quali il Lodo Alfano, il Processo Breve, il Legittimo Impedimento o il recente DL Salvaliste, che riguardano solo un cittadino in particolare e non sono di alcuna utilità per il paese, e qualche piccolo atto provocatorio come le saponette per gli immigrati, o i vagoni della metro riservati ai cittadini stranieri, proposti da un consigliere della Lega a Milano.
Il tutto senza citare grotteschi provvedimenti presi in alcune amministrazioni locali (Trento, nella fattispecie), dove Alessandro Savoi della Lega, ha richiesto alle imprese di pulizie che si occupano della igienizzazione dei locali della provincia, di inviare solo dipendenti “di fede cristiana e di cittadinanza italiana”.
In conclusione, se guardiamo quello che effettivamente rimane nel piatto possiamo certamente dire che le chiacchiere ed i proclami, superino di gran lunga l’operato effettivamente svolto.

Articolo di Emilio Mori e Marco Della Casa

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mar 25

“Rai per una notte” non si contraddistingue solamente per essere un’iniziativa a favore della libertà d’informazione e di stampa ma dimostra sopratutto che sta cambiando il modo di fare comunicazione e di dare voce agli italiani.

50.000 persone hanno donato € 2,50 per la realizzazione del programma in più, grazie anche a Fnsi e Usigrai, 180 piazze, 40 televisioni, 30 radio e decine di web tv trasmetteranno l’evento.
Una delle tv che trasmetterà l’evento sarà Current, canale 130 di sky, di Al Gore (premio Nobel ed ex vicepresidente Usa) che dice:”Siamo orgogliosi di diffondere un importante programma d’informazione come Annozero, specie nel momento in cui altri canali non lo fanno. Current è votata all’indipendenza e al racconto fattuale”.

Una data storica che sottolinea il fatto che gli italiani sono contro i regimi dittatoriali che vietano la libertà d’espressione.
Una rivoluzione mediatica che porterà grandi cambiamenti nel mondo dell’informazione e della libertà d’opinione.

Sul divano della Dandini a “Parla con me”, Santoro sottolinea il fatto che non ci sarà più un “Editto Bulgaro”; i nuovi strumenti di comunicazione e social network non possono essere imbavagliati e danno la possibilità di contattare migliaia di persone.
Su Facebook infatti il gruppo “Rai per una notte” ha accumulato quasi 100.000 amici in pochissimi giorni senza contare le decine di blog che hanno parlato dell’evento.

Durante la puntata, che si svolgerà al Paladozza di Bologna il 25 marzo, interverranno Gad Lerner, Giovanni Floris, Norma Rangeri, Marco Travaglio, Filippo Rossi di Fare Futuro e Morgan. Ci saranno anche Daniele Luttazzi, Elio e le Storie Tese, Nicola Piovani e Antonello Venditti. Benigni interverrà con un suo racconto sulle libertà.
Per avere maggiori informazioni visitate il sito: raiperunanotte

L’Associazione Circolo del BuonSenso appoggia questa iniziativa non per schieramento politico ma perchè crede nella libertà d’informazione, che sia di centrodestra o centrosinistra, e perchè crede che in un paese democratico tutti debbano avere il diritto di esprimere la propria opinione. Voltaire diceva “Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.
BuonSensoTV era presente con le sue telecamere e in più ha trasmesso la diretta della trasmissione.

Articolo di Emilio Mori

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